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Nel giorno del funerale di Dario Fo,
ripubblico questo scritto ispiratomi
da un suo spettacolo che tenne a Castell'Arquato (*)

Esegesi del "Mistero buffo" di Dario Fo
Il ricco, il cammello, la cruna, e il regno dei cieli

Ipotesi interpretativa del passo di Matteo 19,24 per il mondo d'oggi.

(*) L'11 settembre 2004, Dario Fo presentava a Castell'Arquato l'ultima versione del suo "Mistero buffo". In tale occasione, in base ad una battuta di Fo potei riflettere sul significato del passo di Matteo 19,24, vale a dire del senso dato comicamente da Fo al "cammello che, passando per la cruna, si trasforma... in cavallo". Ne risultò il seguente scritto.

 

Introduzione
Studiando nelle opere di Platone il concetto di ricchezza (cremata, plutos) si arriva a considerare che chi si occupa solo delle ricchezze, non occupandosi di se stesso (cioè del proprio Io, "anima" per Platone), ma mirando avidamente al guadagno, in realtà non fa i propri interessi (1), e che in definitiva gli esseri umani più ricchi sono in realtà i più miserabili (2).
Il ragionamento fatto da Platone per arrivare a tale conclusione è qui sintetizzato come segue.

Se si ammette che le ricchezze servano a soddisfare le esigenze del corpo (3), tacitandole, oro e argento appaiono inutili, e non sembrano più ricchezze. Se sono utili saranno sempre e comunque meno utili di quanto ci permette di procurarceli. Ricchezze sono ad esempio le scienze, in cambio delle quali si può ottenere il necessario per vivere. Anch’esse, come l’oro e l’argento, rendono più ricchi i loro possessori, mentre non tutti i più ricchi sono anche i più sapienti (4). Il possesso di un cavallo diviene infatti inutile per l'incompetente di ippica, così come lo sono l’oro e l’argento per chi non sappia servirsene. Certo dunque è che la prerogativa dell’uomo buono e onesto è sapere come servirsi delle ricchezze. Infatti chi sa questo, e sa anche come adoperarle è buono e onesto. Solo a costui, dunque, i beni appaiono come ricchezze. Chi d'altra parte afferma che è utile tutto ciò che serve a un qualche fine (5), dovrebbe fare i conti sul fatto che se anche oro e argento sono utili in quanto con essi ci si può procurare quel che ci manca, non tutti i mezzi di cui ci serviamo, sono però in sé stessi utili (6) perché, altrimenti, anche l’ignoranza, ad es., sarebbe utile in vista della sapienza. Per stabilire dunque se la ricchezza coincida con le cose utili, occorre allora considerare che l'essere umano, quando sente con minore urgenza i bisogni, è più felice, e quando al contrario soffre in grande misura della mancata soddisfazione di essi, è più infelice. Se dunque è utile ciò che serve a soddisfare qualcosa di cui sentiamo bisogno, chi ha il maggior numero di beni per soddisfare i suoi bisogni è anche colui che ne soffre di più, e di conseguenza I PIÙ RICCHI SONO I PIÙ MISERABILI (7).

Così si ragionava quattro secoli prima dell'"anno zero", periodo che portò all'umanità l'affermazione "facilius est camelum per foramen acus transire quam DIVITEM intrare in regnum caelorum" (Matteo 19,24), vale a dire che è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno dei cieli.

Esaminando le correlazioni fra questi quattro concetti, "ricco", "cammello", "cruna" e "regno dei cieli" si può scoprire una chiave interiore che apre alla felicità l'uomo di oggi, non nel senso del proverbio del "chi si accontenta gode", che potrebbe essere fatto risalire alle conclusioni platoniche sopra citate, ma nel senso della consapevolezza, che l'uomo odierno dovrebbe possedere affinché le cose possano evolvere in positivo. Tale chiave permette la seguente ipotesi interpretativa: è più facile che l'uomo incosciente (cammello) diventi cosciente (passi attraverso la cruna di un ago), che per un antilogico (ricco di moneta astratta e/o di logica formale) entrare nel regno dei cieli.

Una simile ipotesi interpretativa è il contenuto di questo scritto, che credo importante per l'individuo umano d'oggi ai fini della sua consapevolezza.

I contenuti dei quattro concetti di Mt. 19,24 e le loro relazioni

IL RICCO
Etimologia: dal longobardo "rihhi" (8). Il significato ORIGINARIO della parola "ricco" è "potente, valente", come nel provenzale e antico francese da cui "richan", "rihhan", col significato di "prevalere, DOMINARE", indicante anche "GIURISDIZIONE" (rich), termine austriaco per "reichs-tag", riguardante l'"IMPERO", dallo stesso seme del latino "rex", "re", e infine dal sanscrito "ragan", col significato di "GOVERNARE, reggere" (9).

Il termine greco PLOUSION (πλούσιον) di Mt. 19,24, tradotto in latino con DIVITEM appartiene alla famiglia di vocaboli che fa capo a PLOUTOS, e indica pertanto non solo il mero RICCO - termine che di per sé non ha alcuna implicazione negativa - ma il PLUTOCRATE, vale a dire colui che appartiene a quello "strato minoritario di gente ricca e influente che - come apprendiamo dai profeti - porta a rovina il popolo di Dio con sopraffazioni e violenze (Amos 2,6ss; 5,10ss; Isaia 5,8ss; Michea 2,1ss; Geremia 5,26ss; 34,8ss) e che attira su tutto il popolo, per propria colpa, il giudizio divino" (10).
Secondo lo scrittore del vangelo di Matteo, Gesù di Nazaret con il termine "ricco" non avrebbe dunque inteso il mero possessore di denaro, ma SOPRATTUTTO il detentore del potere, colui che detta legge, proprio secondo l'etimologia del termine "ricco", che fa riferimento non tanto ad una ricchezza monetaria, quanto al potere. Quel potere, fatto di leggi esteriori che regolando l'uomo secondo l'idea di predominio dell'uomo sull'uomo, di fatto riduce la società a diventare un ambito in cui vi è un "signore" che comanda sui suoi sudditi. Il ricco, secondo Gesù, è dunque un "signore" che pare addirittura essere proprietario degli altri esseri umani. Costoro devono sottostare a lui, seguendo leggi contro l'uomo, che pertanto non possono promuovere il futuro dell'organismo sociale, ma possono solamente continuamente originare sudditanza come normalità.

Questa originaria etimologia, riconduce (se lo si vuol vedere) anche al termine "signoraggio" (vale a dire all'iniquità del monetaggio attuale), col quale oggi si intende il "diritto" dei banchieri di farsi passare per proprietari della moneta emessa, come prestito bancario, quando in realtà essi non possiedono più nessuna riserva aurea (dal 1971 con Nixon) e, ciò nonostante, continuano a frodare l'individuo prestando ciò che non è di loro proprietà ma è di proprietà del cittadino: tramite l'addebitamento della moneta al cittadino costoro rubano al cittadino la moneta che al cittadino appartiene, causando così depauperamento progressivo in tutto l'organismo sociale.

 

 

Ora si può comprendere anche perché Gesù si arrabbia violentemente con i cambiavalute del tempo: i banchieri già allora avevano inventato il denaro senza valore da prestare al popolo, sostituendo l'oro, che tenevano per sé, con la carta (nota di banco o banconota).

Va aggiunto, sempre a proposito del concetto di "ricco", che la nascita del comunismo può essere vista come errore di interpretazione proprio di quella frase di Gesù di Nazaret. Il povero infatti non può essere considerato pregiudizialmente migliore del ricco. Vi può essere un povero buono, e vi può essere un povero cattivo, così come vi può essere un ricco cattivo o buono. Non si tratta dunque di combattere i ricchi, ma i cattivi, soprattutto quando la "cattiveria" è in noi come cattivo uso delle nostre facoltà di pensiero. Solo in questo modo potremmo sconfiggere, fra l'altro, anche l'attuale abbondanza di "buonismo": che non è "bontà", in quanto derivante dal suddetto pregiudizio per cui si ritiene che il ricco sia, di per sé, cattivo, e quindi da combattere in quanto capitalismo o classe dirigente. I fatti della storia hanno infatti mostrato e mostrano come le lotte di classe in realtà portarono a costruire società ingiuste e antiuomo, del tutto identiche a quelle che si voleva combattere.

IL CAMMELLO
Etimologia: dal latino "camelus", greco "kamelos", dall'arabo "dgiamal", e dall'ebraico "gamal". La lettera iniziale di "gamal" è la "ghimel", terza dell'alfabeto ebraico, il cui valore numerico è 3 ed il cui significato è pure "cammello".

Il cammello, soprattutto nella sua accezione araba "dgiamal", da' nome anche al termine "gemello", e le stesse due gobbe "gemelle" del cammello lo confermano.

Romolo e Remo, i due primi gemelli del "civis romanus", cioè della nostra civiltà occidentale, e la RICCHEZZA "energetica" delle due gobbe del CAMMELLO - dato che si tratta di due riserve di acqua e di grasso che permettono all'animale di sopravvivere a lungo tempo nella siccità del deserto - offrono dunque qui la possibilità di una importante riflessione: il diritto romano poggia miticamente, con la fondazione di Roma, sul fratricidio (di Remo da parte di Romolo) e sulla rapina e/o sul sequestro ("ratto delle sabine"), dunque su anticristianità.

LA CRUNA
Etimologia: dal latino "corona". La CORONA è un simbolo REGALE e IMPERIALE, che ha a che fare con un SUPERIORE LIVELLO GERARCHICO. Il livello superiore alle decine è in matematica quello delle centinaia, ed in ebraico ciò è espresso dal valore numerico 100 della lettera "qof ", che come parola significa CRUNA.

La testa dell'ago fu infatti inizialmente concepita come una testa coronata a chierica. I frati portavano la CHIERICA non solo per coronarsi di umiltà, ma per ricordarsi dell'apertura del cranio verso il regno dei cieli. Il concetto di cruna porta dunque con sé quello del legame fra microcosmo e macrocosmo.

IL REGNO DEI CIELI
Questo concetto è strettamente collegato con la CORONA REGALE, con la CHIERICA e con la CRUNA DELL'AGO. Una delle rappresentazioni del simbolo della "porta stretta" verso il cielo è infatti la "cruna dell'ago", osserva René Guenon: «l'espressione inglese "needle's eye", letteralmente "occhio dell'ago", è particolarmente significativo al riguardo, poiché lega più direttamente questo simbolo ad alcuni suoi equivalenti, quale l'"occhio" della cupola nel simbolismo architettonico; si tratta di raffigurazioni diverse della "porta solare", designata anche come "Occhio del Mondo". Si osserverà anche che l'ago, quando è posto verticalmente, può essere inteso come una figura dell"Asse del Mondo"; e allora, siccome l'estremità perforata è in alto, c'è un'esatta coincidenza fra la posizione dell"occhio" dell'ago e quella dell"occhio" della cupola» (11).

La cruna, continua Guénon, ha originariamente il senso di "nodo" o di "anello di fibbia" in quanto in epoca antichissima, gli aghi non erano "perforati come lo sono stati più tardi, ma semplicemente ricurvi a una delle estremità, in modo da formare una specie di anello di fibbia nel quale si passava il filo" (ibid.). E l'anello è un "aspetto della "porta stretta" che, esattamente come l'infilatura dell'ago, rappresenta il passaggio di questa stessa "porta solare", passaggio attraverso il quale si effettua l'USCITA DAL COSMO VERSO IL REGNO DEI CIELI. Ecco dunque perché i frati portavano la "chierica", "nodo vitale" o legame, fra microcosmo e macrocosmo, aperto al "regno della liberazione finale", e passaggio dell'essere umano attraverso la "porta solare".

Elementi cosmico-simbologici dei contenuti
Dopo questo primo sguardo ai contenuti di questi concetti ("ricchezza", "cammello", "cruna", e "regno dei cieli") si possono ora osservare questi contenuti più in profondità.

La Bibbia ci presenta i gemelli Giacobbe ed Esaù. Roma fu fondata da Romolo e Remo. A Edessa, il culto dei Gemelli era reso a Monim e Aziz e, presso gli Irochesi, a Ioshketa e Taviscara, l'uno dei quali era benefico, l'altro malefico: Ioshketa, il buono, trionfa del cattivo, e fa nascere la fertilità sulla terra. Anche in Perù uno degli dei gemelli è buono e l'altro cattivo; essi sono in rapporto con la fertilità, il tuono e il lampo, la guarigione e la resurrezione. In ciò si può vedere un'allusione alla virtù creatrice e redentrice dell'essenza che si unisce alla sostanza, alla fecondazione della materia attraverso lo spirito, fattore indispensabile della manifestazione, alla legge d'interazione in vista dell'evoluzione, del bene e del male, del positivo e del negativo, dello Yin e dello Yang cinese, ecc.

Tra gli apostoli, erano gemelli Giovanni e Giacomo. Essi sono chiamati "boanerges", cioè "Figli del tuono", o, seguendo più esattamente l'etimologia, "opera del suono".

Parlare dei Gemelli in senso cosmico e simbolico significa anche rapportarsi astrologicamente al suo segno complementare, il Sagittario, determinante il suo asse cosmico (Sagittario-Gemelli).

"Il simbolismo della coppia Gemelli-Sagittario contiene un insegnamento sul duplice carattere dell'unione creatrice. Il geroglifico dei Gemelli, due linee-tempo racchiuse in due linee-spazio, rappresenta l'unione nello Spazio-Tempo-Materia degli elementi risultanti dalla divisione in polarità opposte, dovuta alla scissione di un tutto nelle sue parti sotto L'IMPULSO INVOLUTIVO CHE AGISCE NELL'INCONSCIO" (12), mentre la freccia e l'arco del Sagittario presuppongono un «COORDINAMENTO COSCIENTE che reintegra i molteplici elementi nella loro Sorgente sovrasensibile unica, attraverso la CONOSCENZA DELL'ORDINE COSMICO. Gli elementi del cosmo non risultano più qui correlati dal loro contatto per attrazione subconscia, ma dalla loro sintesi operata coscientemente. attraverso la conoscenza dei rapporti del numero con l'Unità. L'asse cosmico Gemelli-Sagittario indica così due processi complementari, poiché è necessario che la molteplicità degli esseri esista prima che essi possano prendere coscienza della loro identità, riconoscersi nell'Unità; e, d'altra parte, l'esistenza della molteplicità presuppone la sua Fonte, l'Unico. "L'unione sintetica sagittariana è anche l'opera del "Figlio ermetico". Nei Gemelli egli s'incarna nell'uomo ancora INCOSCIENTE del proprio destino, mentre nel Sagittario l'uomo PRENDE COSCIENZA DEL FIGLIO IN LUI» (13).

La battuta di Dario Fo che fa immaginare al pubblico un cammello, che passando attraverso la cruna dell'ago diventa un cavallo, va inconsciamente oltre la comicità e diventa (se lo si vuol vedere) una meditazione: le gobbe simboleggianti i "Gemelli", che portano in sé ricchezza energetica, devono dunque trasformarsi - attraverso il passaggio nella cruna, simbolo della consapevolezza acquariana - in CAVALLO SAGITTARIANO avente la facoltà superiore del tiro con l'arco, simbolo per eccellenza - assieme alla freccia del Sagittario stesso - della pratica Zen, la quale dovrebbe portare l'uomo alla consapevolezza "mercuriale" di sé.

Mercurio, pianeta dei Gemelli, primo dei segni d'ARIA, è «CORRENTE FLUIDICA TRANSITIVA-UNITIVA DELL'ILLIMITATO CHE SI INVOLVE NEL LIMITATO. Egli porta il SOFFIO creatore che anima tutte le cose, quello che il Signore insufflò nelle narici di Adamo, e per mezzo del quale gli donò un'anima vivente; quel soffio che pure risveglia tutte le forme di invenzione [quasi che inVENTare abbia davvero in sé il vento dello spirito], quello della "discesa" dello Spirito, il "vento impetuoso" che viene dal Cielo, accompagnando la discesa dello Spirito sugli Apostoli durante la Pentecoste, festa del mese di giugno, quello dei Gemelli. È il soffio dell'ispirazione in tutte le sue forme» (14).

In Grecia, Mercurio era rappresentato da pietre miliari, segnali indicatori posti agli incroci delle strade, che erano cippi composti da un cubo che portava un membro virile sormontato da una testa umana. E ciò indica Mercurio «nel suo ruolo di "indicatore della via", di "MEDIATORE o mezzo dell'evoluzione delle Energie", la cui prima tappa è la generazione nella materia, ma il cui coronamento è la testa che contiene gli organi delle facoltà superiori, principalmente quelle del pensiero e dell'illuminazione. Questo "MEZZO" dell'evoluzione delle Energie spiega la natura proteiforme di MERCURIO nella mitologia, natura le cui manifestazioni sembrerebbero spesso immorali. Egli è scaltro, mentitore, ladro, ingannatore, seduttore e perfino assassino! E tuttavia, è anche il "MESSAGGERO degli dei". Per comprendere questo paradosso, si deve ricordare che gli "dei" sono le energie della Natura che obbediscono a delle leggi cosmiche ontologiche, la cui portata è difficilmente afferrabile dalla nostra ragione estremamente limitata» (15).

Difficile però non significa impossibile. Ed anzi dovrebbe essere "più facile che l'uomo incosciente, o l'elemento negativo del tipo Gemelli, o "dgiamal", diventi cosciente - passando attraverso la cruna dell'ago a mo' di freccia sagittariana -, che per un PLUTOCRATE entrare nel regno dei cieli".

I ricchi in questione, indicati prima come detentori del potere, possono dunque essere identificati negli "ANTILOGICI", termine platonico, indicante qui i nuovi produttori di schiavitù, ricchi di logica formale, i quali, facendo, ad es., rientrare la moneta nella fattispecie giuridica (mentre per la logica di realtà la moneta non può che appartenere alla fattispecie ECONOMICA) "mettono in discussione contemporaneamente il punto di partenza e le sue conseguenze" (16).

Per fare un esempio di come si fa a mettere in discussione contemporaneamente un punto di partenza e le sue conseguenze, basta ricordarsi dell'assunto "scientifico" che affermava: "il toro ha le corna per poter dar cornate". In base a questa inesattezza si coniò poi la formula per cui l'uomo esiste soltanto per fondare un ordinamento morale del mondo separato da lui: lo Stato. Fortunatamente la scienza naturale abbandonò poi queste idee fallaci di finalità oggettiva. L'etica fa più fatica a sbarazzarsene però è certo che così come non ci sono le corna allo scopo di poter dar cornate (ma ci sono le cornate per via delle corna), allo stesso modo non c'è l'uomo allo scopo di fare della moralità. C'è piuttosto la moralità per mezzo dell'uomo. Lo Stato dunque esiste per mezzo dell'uomo, non l'uomo per mezzo dello Stato. In altre parole: lo Stato esiste come strumento della libertà, la quale non può pertanto essere una creazione dello Stato! Stato e società, esistono solo perché risultano conseguenze necessarie della vita individuale. Che Stato e società reagiscano poi a loro volta sulla vita individuale, è altrettanto concepibile, come il fatto che il colpire che avviene per via delle corna reagisce sull'ulteriore sviluppo delle corna del toro, le quali per lungo disuso si atrofizzerebbero.

Anche l'individuo si atrofizza se conduce un'esistenza isolata, fuori della comunità umana.
L'ordinamento sociale si forma appunto per questo, cioè: per reagire favorevolmente sull'individuo (17).

Ritornando al ricco, va detto che - operando il MERETRICIO del proprio essere col barattare la propria coerenza logica (logos) con "pensati" antilogici della cosiddetta mera LOGICA FORMALE -, costui rende ancora più spiegabile l'assunto: "è più facile che un incosciente diventi cosciente che per un antilogico, ricco di logica formale, entrare nel regno dei cieli"!

Vi è un passaggio in Platone in cui si afferma che la ricchezza accende l'adulazione (18). E il ricco infatti non può fidarsi mai del prossimo, ed oggi, il ricco, uomo d'affari o politico, gira con la scorta. Paradossalmente, ciò vale anche per il borghese di oggi, che si è prostituito al ricco. La sua "scorta" è il "pensato" altrui, che egli sostituisce alla sua vita di pensiero. In realtà, tanto il ricco quanto il logista, non fidandosi di nessuno, sono assolutamente impossibilitati ad un concreto rapporto dialettico e conviviale col loro prossimo, perfino nel caso in cui qualcuno apprezzi qualche loro pensiero. Costoro sanno che l'apprezzamento non può essere che adulazione della loro alta "filosofia" o del loro "ricco" portafoglio, pieno di carta creduta oro. Anche nel raro caso in cui l'apprezzamento sia sincero, o coerente col mondo universale delle idee, per costoro si tratta sempre di adulazione: in quanto questa genia di esseri sostituisce alla coerenza umana i cosiddetti "moduli interpretativi della realtà". Costoro hanno bisogno di tali "moduli" nella misura in cui hanno bisogno di certezze logico-formali, reputate superiori allo stesso umano pensare, creduto meramente soggettivo, e pertanto privo di valore di realtà. Combattendo in realtà contro l'umanità, e dunque contro se stessi, essi trovano difficile, ad es., supporre che il concetto del triangolo sia identico per tutte le menti (non esistono infatti diversi concetti del triangolo a seconda di quanti soggetti lo pensino, dato che la somma dei suoi angoli sarà sempre incontrovertibilmente 180 gradi). Questo è infatti il limite della moderna logica formale. Il pensiero come universale oggettivo, immanente al mentale umano, è visto da costoro come ingenuità. È un modo di vedere in cui sono ravvisabili le premesse di una situazione patologica consistente nella rimozione del giudizio critico individuale.

Costoro credono di trovare ogni volta il divino fuori di sé, nella mera FORMA. Hanno bisogno di un Dio esteriore, perché non credono nel Dio che è in loro come "io" (o come "cosmo"). Perciò sono alienati. Sono FUORI di sé, nonché bisognosi di essere tramite l'avere! Questi "ricchi", così bisognosi del dio "mammona", eludono in sostanza il vero elemento di comunicazione e di correlazione delle varie esperienze della realtà. Perciò trasferiscono sugli altri, cioè su tutti coloro che non sono conformi al loro formalismo dialettico, tale FOLLIA, cercando di combatterla fuori di sé, fino alla guerra, chiamata ogni volta "santa", "preventiva", "giusta", ecc.

Per questi esseri, che alla SOSTANZA preferiscono la FORMA redditizia, non accorgendosi neanche di questa stessa contraddizione, è dunque molto difficile entrare nel "regno dei cieli", e la difficoltà è data non solo da essi stessi, ma anche dal fatto che spesse volte i compiti che dovrebbero essere comuni tanto ai sacerdoti quanto allo psichiatra circa le manifestazioni della vita umana che sconfinano nella patologia, sono svolti da preti o da medici, entrambi ricchissimi, e già in preda a tali ESATTE OTTUSITÀ OGGETTIVE! (Per lo studio dettagliato di queste dinamiche patologiche, vedi il "Corso di medicina pastorale" di Steiner (19).

Un esempio di tali ottusità nell'ambito generale dell'organismo sociale, lo abbiamo ogni volta che ci guardiamo attorno, o che accendiamo la TV. Sempre possiamo accorgerci di tali stati patologici: nel momento in cui sto scrivendo, la situazione patologica percepibile da tutti i cittadini consapevoli è la PRESENZA delle bandierine italiane, sventolante alla PRESENZA di Ciampi nei comuni é [questo scritto è del 2004] - in questi giorni a Piacenza - fenomeno folcloristico simile a quelli della PRESENZA di Mussolini fra la gente, dunque propaganda di vecchio stampo, che ci rimanda a tempi passati, non al futuro. La patologia consiste qui nel disequilibrio dei valori sociali, quasi che il valore di uno Stato oramai in putrefazione, risieda nell'anello al dito del suo presidente banchiere architetto, cosa che presume la credenza che l'individuo non sia in grado di avvertire tale disequilibrio patologico sociale, come se fosse normale costruire una casa incominciando dal lustrare la maniglia di una porta, o dalle tegole del tetto, come del resto è stata architettata la "nostra" Europa!

Come infatti potrebbero esistere davvero bambini che festeggiano Ciampi con bandierine sventolanti? Come potrebbe esistere questa realtà, accanto alla realtà di internet, o a quella del "pagabile a vista del portatore", che già al tempo della lira era testimonianza della frode dei banchieri, e dunque di Ciampi stesso?

Il regno dei cieli come macrocosmo
Il "regno dei cieli" del macrocosmo, e quello del cielo "celato" del microcosmo interiore di ogni essere umano, sono due facce di un'unica medaglia.

Mercurio, anticamente detto anche Ermes, è considerato "il PENSIERO COSMICO, lo spirito universale nel suo aspetto divino, e corrisponde a Brahma nella metafisica indù, cioè al Principio Primo come CREATORE dell'Universo" (20).

L'antica denominazione cristiana indica la sfera degli Arcangeli come quella di Mercurio. Nella nomenclatura della scienza spirituale, tale sfera è detta anche degli spiriti dei popoli e/o del fuoco.
Il ruolo del PENSIERO come elemento creatore primordiale, e come emanazione dello spirito universale, è pertanto confermato come ruolo di «MESSAGGERO DEGLI DEI, o delle energie cosmiche, attraverso il quale tutto nell'universo si tocca, si lega, si compenetra, si fonde, si trasforma: esso collega e mette in comunicazione il mondo manifesto con il mondo non manifesto; ed è allora ciò che scende sulla terra e risale al cielo, l'ispirazione di Mercurio "poietés" dei Gemelli e l'aspirazione intuitiva di Mercurio "psicopompo" del Sagittario» (21). Tramite questa facoltà mercuriale intelligente del pensiero intellettuale razionale, possiamo comunicare fra esseri umani, renderci conto di essere qui su questo pianeta, cioè di ESSERCI come "io" (come coscienza di essere un io), e quindi di costruire, creare, e muoverci verso ciò che è meglio. Mercurio è insomma "l'Energia del PENSIERO, ma IL PENSIERO NON È ALTRO CHE IL MOVIMENTO che si produce nella COSCIENZA sotto tre modalità: subconscio, conscio, superconscio, di cui Mercurio è l'agente trasmutativo" (22).

È interessante notare che in Matteo 19,24 il cammello - "ghimel", valore numerico 3 -, che dovrebbe passare per la cruna - "qof", valore numerico 100 - è come il 3 che debba passare attraverso il 100 dando come risultato un numero decimale periodico, dunque un risultato matematicamente imperfetto.

Ebbene, nonostante questo risultato imperfetto, è più facile che "ghimel" - cammello o "dgiamal", Gemelli - passi attraverso "qof" - la cruna - che per un ricco (il PLUTOCRATE) entrare nel regno dei cieli!

Se si prova a leggere la lettera "qof" secondo il significato attribuitole dagli antichi, si ha a che fare con l'Acquario, cioè con l'UNDICESIMO dei segni dello zodiaco, quello dell'angelo con "faccia d'Uomo" della visione di Ezechiele, contrapposto a quello con "faccia di Leone" (Ezechiele 1,10) - dunque col massimo significante celeste dell'equilibrio fra pensare, sentire e volere umani. E dai tempi dei tempi, già a partire dall'archeometria cosmica degli alfabeti solari prediluviani (23), tale lettera fu considerata ZODIACALE DELL'ACQUARIO. L'energia dell'Acquario è infatti "quella del DIO FATTO UOMO che guida l'uomo verso la Luce originale […]. L'Acquario è l'UNDICESIMO Segno. Il numero 11 è il ricominciare della serie dei numeri su un piano superiore. Peraltro, 1 + 1 = 2. Se il numero due corrisponde al secondo segno, alla RICETTIVITÀ e il numero 1 al PRINCIPIO CREATORE, il numero 11 corrisponderà alla realizzazione della RICETTIVITÀ DEL PRINCIPIO e, come 1 + 2 = 3 (fusione Gemelli), alla loro UNIONE CREATRICE SU UN PIANO NUOVO E SUPERIORE. Secondo W. von Bülow, l'UNDICESIMA runa Sal, o Sol, è, per via del suo nome, quella del Sole e, per la sua forma, quella del zigzag del lampo. Il simbolismo dell'illuminazione è evidente" (24)!

Dall'astrologia tradizionale è noto che il pianeta messaggero dell'Acquario è Varuna-Nettuno, divinità della luce notturna che, con la sua cooperazione con Mithra, la luce celeste, compie la sublimazione della coscienza distaccata dalle tenebre del piano della materia e le da' la felicità. Quando però questa luce si proietta attraverso la coscienza limitata dall'egoismo o da uno pseudo razionalismo dominato dalla sensorialità o dall'emozione sentimentale, ciò «vi genera dei chiarori, delle visioni deformate, delle illusioni pericolose, la cui influenza disgregatrice rischia di trascinare lungo una via sinistra coloro che si fidano o che subiscono la loro influenza. Il dio Nettuno è spesso rappresentato mentre percorre i flutti del mare accompagnato da mostri marini. Secondo Jung, nel simbolismo psicologico l'acqua rappresenta l'inconscio. I "mostri" nettuniani simboleggerebbero i pericoli che si fanno incontro a coloro che si avventurano nelle profondità dell'inconscio senza l'aiuto della luce celeste e risveglierebbero in loro i pericolosi fantasmi dello stato prerazionale o infraumano?» (25).

L'energia di "dgiamal" o dei Gemelli, o del "camelus" portatore delle due gobbe, "unisce e simboleggia gli elementi che risultano dalla DIVISIONE DELL'UNITÀ […] L'unione Gemelli si produce con un atto, indipendente o quasi, della volontà dell'essere umano, perché non esiste ancora in lui la distinzione tra il conscio e l'inconscio" (26).

CONCLUSIONE
Oggi «sono certamente all'opera forze potenti che tendono a livellare le differenze, e a creare l'"uomo unidimensionale" che è il sogno segreto di tutte le burocrazie» (27), però la massima forza livellatrice è quella che determina la malattia dell'uomo odierno, ammalato appunto di rimozione del suo giudizio critico.

Certamente dunque il cammello che, passando per la cruna, si trasforma - secondo la battuta di Dario Fo - in cavallo, fa sorridere. Però questa battuta, oltre a tutto quello che è stato possibile rilevare fin qui, predispone a ulteriori riflessioni: se si osserva la raffigurazione simbolica del 16° tarocco, relativo al segno del Sagittario, si ha di fronte "La Torre", cioè l'immagine di una torre che si infrange sotto l'azione di un fulmine. Per la seconda volta compare qui il rapporto significativo Sagittario e Acquario, che allude oggi all'infrangersi delle torri gemelle . Esse poterono essere assimilate, come immaginazione, al numero 11, numero dell'Acquario (undicesimo segno), al segno dei Gemelli che come glifo ha due linee parallele e perpendicolari, proprio come se fossero due torri, e... al numero 9, come numero del mese di settembre in cui è avvenuto il crollo, numero del Sagittario, che rappresenta il 9° segno zodiacale.

Purtroppo la "compensazione" all'attuale insufficienza di pensiero dell'umanità consiste ancora [nel 2016, dunque dopo 12 anni da questo scritto] nella torre che si infrange, proprio come nel 16° tarocco sagittariano.

Queste correlazioni di pensiero probabilmente insignificanti per i signori del signoraggio e per i loro servitori, cioè per la maggior parte di tutti noi, sono però un chiaro messaggio che viene dalla sfera immateriale del mondo, la realtà della quale è negata dalla scienza materialistica attuale, così come è negata quella del mondo dei colori, degli odori, ecc.

In ogni caso il messaggio sembrerebbe avvisarci che se continueremo ad operare nell'incoscienza e nell'ignoranza, ciò non potrà che generare conseguenze tragiche per tutti.

NOTE

(1) Platone, "Alcibiade", I, 131b-c.
(2) Platone, "Erissia", 405a-406a.
(3) Platone, "Erissia", 401a-401e.
(4) Platone, "Erissia", 402a-403a.
(5) Platone, "Erissia", 403a-404a.
(6) Platone, "Erissia", 404a-405a.
(7) Platone, "Erissia", 405a-406a.
(8) Dizionario Etmologico Devoto, Ed. Le Monneir, Firenze, 1968.
(9) Cfr. Vocabolario Etimologico Pianigiani, Ed. Melita, La Spezia, 1991.
(10) Cfr. alla voce "ricchezza", "ploutos", il "Dizionoario dei concetti biblici del nuovo testamento", p. 1338, Ed. Dehoniane, Bologna, 1980.
(11) René Guenon, "Simboli della scienza sacra", Ed. Adelphi, Milano, 1984.
(12) M. Senard, "Lo zodiaco applicato alla psicologia", Ecig, Genova 1989.
(13) (14) (15) Ibid.
(16) Platone, "Fedone", XLIX, 101e.
(17) Cfr. R. Steiner, "La filosofia della libertà", cap. IX.
(18) Platone, "Leggi", V, 729a-b.
(19) R. Steiner, "Corso di medicina pastorale", Ed. Antroposofica, Milano, 2000.
(20) "Lo zodiaco applicato alla psicologia", op. cit.
(21) (22) Ibid.
(23) R. Guenon, "L'Archeometra", Ed. Atanor.
(24) (25) (26) "Lo zodiaco applicato alla psicologia", op. cit.
(27) Pierre Vidal-Naquet, "Gli ebrei, la memoria e il presente", Editori Riuniti, Roma, 1985, p. 109.

 

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