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Oggi è il tempo in cui bisognerebbe incominciare a distinguere le scienze dagli scientismi. Propongo pertanto i seguenti contenuti di osservazione del prof. Silvano Borruso, il quale ebbe l’occasione di sviluppare queste idee a partire da una gita in bicicletta nella savana il 25 ottobre 1992. Dal 1992 al 2010, anno in cui fu redatto questo scritto, l’autore  costruì la sua teoria, che pubblicherò integralmente al più presto. “Ci ho messo tutto quel tempo - mi ha scritto di recente Silvano Borruso - perché le soluzioni arrivavano a sprazzi, senza preavviso, mentre mi occupavo di tutt’altre faccende”.

 

Curriculum vitae di Silvano Borruso

- Nasce a Palermo il 13 Maggio 1935
- Laurea in Scienze Agrarie all’Università di Catania il 16 Novembre 1957 con tesi sulla vegetazione della Piana di Catania. Relatore Prof. Valerio Giacomini.
- È assistente di Botanica Sistematica all’Orto Botanico dell’Università di Catania, 1957-59.
- A Strathmore College, Nairobi, Kenya, insegna Advanced Level Biology, 1962-1976; Ordinary Level History, 1977-1995; Ethics and Religion, 1996-2001; Part Time di Language, 2002-2003.
-  Professore virtuale di ULIA (Universidad Libre Internacional de las Américas, www.ulia.org) col tema “Crítica de los sistemas económicos modernos” 2002-2003.
- È stato corrispondente dell’agenzia stampa A
CEPRENSA di Madrid, 1994-2003.
Pubblicazioni: “The Art of Total Living”, Introduction to Personal and Social Ethics, Paulines Publications Africa 1996; “The Art of Thinking”, Chats on Logic, Paulines Publications Africa 1998; “El Evolucionismo en Apuros”, Criterio Libros, Madrid 2001; “Pena de Muerte”, Criterio Libros, Madrid 2002; “The Art and Science of Thinking”, pubblicato a puntate sulla rivista “Sensus Communis” 2000-2001; “Classical Physics Revised and Unified” in “Sensus Communis”, Giugno 2002; “A History of Philosophy for [almost] Everyone”,  Paulines Publications Africa 2007; “Prince Katama. A biography”, Paulines Publications Africa 2008; “Economic Laws, Ethics and Paradox”, articolo in “American Review of Political Economy” (ARPE) marzo 2005; “In Word in Thought in Deed - Linguistics Rescued and Married to Grammar”, Lambert Academic Publishing 2011.   

 

CAFFÈ SCIENTIFICO

di Silvano Borruso

 

PROGRESSO: SCIENTIFICO O TECNOLOGICO?

Un attento esame della situazione odierna delle scienze fisiche non permette entusiasmi facili. “I formidabili progressi scientifici”, “I successi ottenuti” negli ultimi 300 anni sono stati per lo più progressi tecnologici, quindi PRATICI, non teorici. La fisica teorica si dibatte ancora oggi in teorie sempre più astruse (universo a 11 dimensioni, “string theory” ecc.) che la fanno disintegrare (perdere unità) sempre più vistosamente. Se in 300 anni non si è riusciti ad ottenere neanche una parvenza di unità, il motivo non può essere scientifico ma filosofico: i reperti della scienza non occupano il posto che loro compete nell’ordine del cosmo.

 

TRIPLICE NATURA DELL’ERRORE

Se la filosofia è amore per la sapienza, e se essere sapiente = ordinare, è possibile commettere tre, e solo tre errori nel cercare di ordinare una realtà qualsiasi:

1) confusione, cioè assegnare il posto sbagliato ad una certa realtà;

2) separazione, cioè assegnare due o più posti ad una sola realtà;

3) riduzione, cioè considerare una parte di una realtà come se fosse il tutto.

Ebbene, da Galileo in poi questi errori sono stati commessi non una ma diverse volte, come mi sforzerò di dimostrare. Comincio con:

 

CONFUSIONE TRA MISURAZIONE E DEFINIZIONE

MISURARE vuol dire scegliere una unità e contare quante volte essa entra nella quantità da misurare.

DEFINIRE vuol dire cogliere l’essenza di una realtà dove questa esiste, o descriverla in tutte e solo le sue caratteristiche.

Dovrebbe essere evidente che le due operazioni non sono la stessa cosa. Seguono tre esempi di tale confusione.

- PRIMO ESEMPIO: si crede di definire la velocità misurando la frazione “l/t”, e si crede di definire l’energia misurando la frazione “l2/t2”. In realtà si misurano DUE ASPETTI DELLO STESSO FENOMENO, giacché (sempre in realtà) non è affatto possibile separare velocità da energia. Detto altrimenti, la frazione “l/t” è cinematica, cioè riflette apparenze, non la realtà.

Eccone due corollari:

a) Il noto fenomeno che l’energia cresce con il quadrato dell’incremento di velocità viene considerato come non facente parte della formula della medesima. Con il risultato pratico che chi prende la patente di guida non ha la più pallida idea che per frenare a 60km/h invece che a 30 richiede uno spazio quattro volte maggiore, e a 120km/h ben sedici volte. Quanta gente perde la vita per questo? Quando si tratta di fluidi in movimento, l’energia cresce con il cubo dell’incremento di velocità. Ma ciò a scuola non si insegna. Qui ad ogni stagione delle piogge decine di persone perdono la vita tentando di guadare, o guidare in auto, attraverso quello che sembra un fiumiciattolo poco profondo, ma che si rivela un improvviso assassino.

b) Einstein sviluppò la teoria speciale della relatività a partire dalla formula CINEMATICA della velocità “l/t”. Il risultato non può essere che una fantasia supportata da calcoli carenti di corrispondenza fisica. In termini filosofici, un falso.

 

 

- SECONDO ESEMPIO: si crede di definire l’accelerazione misurando la frazione “l/t2”, e la potenza misurando la frazione “l2/t3”. In realtà si misurano due aspetti dello stesso fenomeno. È infatti impossibile accelerare alcunché senza aumentare la potenza. Detto altrimenti, la frazione “l/t2” è anch’essa cinematica. Il corollario è applicabile alla teoria generale della relatività con lo stesso criterio di cui sopra. La conseguenza è ovvia: le due relatività sono ciascuna un “cul de sac”, non sono mai state unificate e mai lo saranno.

- TERZO ESEMPIO: si crede di definire la forza misurando il prodotto massa x accelerazione. In realtà si misura un caso speciale, “F=mxa”, neanche praticamente possibile, cosicché quando c’è da calcolare il “newton” (l’unità di forza), ci si serve di una forza che non ha origine né in una massa né in una accelerazione, ma tra due conduttori, percorsi da una certa corrente elettrica ad una certa distanza l’uno dall’altro.

C’è di più: siccome nella formula “F=mxa” “a” è una quantità cinematica senza corrispondenza fisica, manipolazioni di quella formula come “a=F/m”, oppure “m=F/a” non hanno significato reale alcuno. Il simbolo “F” stante per una forza, in altre parole, non è che una lettera dell’alfabeto. Filosoficamente si tratta di un altro falso.

Mi permetto quindi di proporre agli scienziati le seguenti formule DINAMICHE per le quantità fisiche velocità, accelerazione e forza, come segue:

Per la velocità: “v=E=l2/t2”;

Per l’accelerazione: “a=P=l2/t3”;

Per la forza: “F=l/t2”.

Quest’ultima risulta:

a) Tanto dal dividere energia “l2/t2” per spazio “x l-1”, come un martello che batte su un’incudine o come un’auto che si sfracella contro un ostacolo inamovibile;

b) Quanto dal dividere il movimento cinematico “l/t” per il tempo “t”. Ciò è analogo alla legge di Ohm dove corrente x resistenza = voltaggio.

Silvano Borruso
silvano.borruso@gmail.com
10 maggio 2010
Riveduto 23 maggio 2012

 

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