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[...] Dopo il 15 agosto 1971 (da quella data, con la fine degli accordi di Bretton Woods, decisa da Nixon, le banche centrali non avrebbero più potuto dire di essere proprietarie della moneta emessa. Eppure continuano a emetterla prestandola. Ma il prestare è forse la prerogativa di un proprietario? Abolita con corso forzoso la convertibilità, le banche emittenti non possono dunque più fare ciò che fanno, cioè emettere il denaro sotto forma di prestito, perché in tal modo trasformano illecitamente i proprietari in debitori del loro stesso denaro, e ciò è pazzesco) il cittadino pensante avrebbe dovuto reputare illecito e illegittimo che le banche continuassero ad affermare, attraverso il loro comportamento, di essere proprietarie della moneta emessa, ed ad emetterla, non solo priva di valore aureo, ma come prestito, ed all’infinito!

La domanda del cittadino pensante avrebbe dovuto essere: prestito di che cosa? del costo del lavoro tipografico e dell’inchiostro? Il cittadino avrebbe dovuto desiderare questa consapevolezza. Ma tutto venne occultato attraverso lotte fra partiti di destra e di sinistra e ancora oggi tutto procede nella direzione dell’"omertà" fra politici e banchieri. I governatori delle banche centrali sono autorizzati a concedere (o negare) in prestito, stampandolo, tutto il denaro che vogliono pur non avendolo [questo scritto è del 2004! - ndr] .

La truffa della "sovranità monetaria" (sovranità di operatori che emettono moneta come prestito senza possederla) resiste nella misura del livello di ignoranza del popolo su questo argomento. Al cittadino è dato a credere che la gestione della moneta è roba da banchieri e da economisti.

In verità, quando la moneta era d’oro, il portatore ne era il proprietario. Con l’avvento della moneta nominale il portatore ne è diventato il debitore.

La banca emette moneta o la banca presta moneta?

L’emissione è sinonimo di prestito? Non credo. E nemmeno credo che ebreo sia sinonimo di banchiere.

Tutte queste riflessioni hanno lo scopo di illustrare l’origine equivoca degli artifici finanziari di cui i banchieri - nazionali ed internazionali - si avvalgono per assicurare a se stessi un trattamento privilegiato, porgendo dall’alto i loro "tassi di interesse elevati" come se si trattasse di autentici "risparmi" che "compensino con dei rialzi" la svalutazione monetaria. Basta scrivere la parola "usura" in un qualsiasi motore di ricerca internet e ci si accorge che in Italia la truffa dei banchieri procede all’insaputa di tutti.

La gente si accorge solo che le riforme tardano a venire. Ma esse non possono venire dall’alto. Per fare un esempio, qualsiasi idea di decentramento dei poteri (la cosiddetta "devolution") per realizzarsi dovrebbe interessare la gente in modo attivo, cioè con reali interessi culturali e con una moneta nata come proprietà dell'individuo portatore, non come debito. Oggi invece la moneta "appartiene" all’organo di emissione, che la fa nascere come cambiale e debito. Appena nasci hai un debito di migliaia di euro [oggi siamo arrivati a quota 35 mila - ndr del 3/6/2014], e un correlativo peccato originale da scontare.

Ogni programma politico, pertanto, non potrà che continuare a strutturarsi (come fa attualmente) in un rapporto in cui il popolo "sovrano" è padrone di assumere solo la funzione di avere fame, ed il governo quella di mangiare in rappresentanza del popolo. Con ciò si entra nel nucleo della truffa: il cosiddetto signoraggio, che è una sorta di monetaggio iniquo, in quanto truffa del fraintendimento procedente nel paradosso culturale in cui le banche centrali sono fatte studiare nelle nelle scuole dell'obbligo e nelle università come cosa pubblica mentre sono in realtà enti privati, S.p.A., con ovvio scopo di lucro.

Smettere di pianificare attraverso lo Stato, sburocratizzare tutto, dare massima fiducia all’individualità umana, sarebbe la soluzione. Ma tutto accade solo se lo Stato si ritira dall’economia e dalla cultura, e incomincia ad occuparsi (anziché "pre-occuparsi") delle sue competenze di servizio reale, che sono: la giustizia, il diritto, il diritto alla vita del cittadino, la difesa, e di tutto ciò che rientra nella logica di servizio. Fuori da questa logica si è nella logica di mercato o nella logica dell’indottrinamento o della "katechizzazione" che sostituiscono ogni libera ricerca.

Lo Stato che vuol "fare" cultura non è colto, e non può mai nascere dalla "cultura". È come colui che vuol fare l’artista... Potrà solo scimiottare l’artista, bleffare, "farci dentro" si dice anche, truffare e tradire se stesso e gli altri...

Lo Stato, come gli altri campi della vita, deve certamente nascere dalla cultura di un popolo, avendo però solo due funzioni irrinunciabili: garantire il diritto alla vita dei cittadini e amministrare giustizia.

Se l’analisi sin qui fatta è giusta, credo che ogni banca emittente ed ogni governatore, avendo attuato l’emissione della moneta, prestando il dovuto, e trasformato la collettività nazionale da proprietaria in debitrice (debito pubblico) del proprio denaro, debbano - per non essere giudicati responsabili dei reati di truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura, ed istigazione al suicidio da insolvenza per debiti non dovuti - stabilire almeno chi sia il creditore e chi il debitore dei valori monetari in circolazione. Esiste infatti una oramai decennale testimonianza, che col 2004 sembra inaugurare un ulteriore decennio di omertà (che io chiamo pazzia) in merito ad un "Processo di Bankitalia", certificato dal tribunale di Roma (ulteriori informazioni: "La recente polemica sull'euro, innescata dalla raffica di fallimenti ed indagini sui bond "allegri", Argentina, Cirio, Parmalat, etc., è scatenata anche dal fatto che la spesa per le famiglie sta raddoppiando. Cosa che lascia il lettore confuso e brancolante nel buio monetario dell'attuale sistema bancario in perenne bancarotta fraudolenta..."). Si tratta di un evento giuridico straordinario di cui però nessuno parla, segno questo che il sistema monetario italiano non è differente da quello americano denunciato da Sheldon, e che il suo occultamento conviene a tutti coloro che sanno bene come operare per confezionare al meglio la bufala del debito pubblico (continua).

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