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[...] Da sempre gli ebrei sono considerati manipolatori di capitali, colpevoli del sistema di potere in cui viviamo, e si attribuisce loro l’origine e l’evoluzione di ogni problema sociale.

Insegna [nel 2004 Auriti era ancora vivente - ndr] per esempio Giacinto Auriti (G. Auriti, "L’ordinamento internazionale del sistema monetario", Solfanelli, Chieti 1981; il lavoro di Auriti sulla moneta è da me in parte condiviso. Non così invece per la sua identificazione del popolo ebraico col popolo dei banchieri, e per gli eccessi di statalismo emergenti da alcuni suoi scritti, che mi sembrano teocraticamente e mussolinianamente impostati) che la radice originaria del processo storico che conduce all’avvento dell’usurocrazia planetaria attuale, sarebbe situata tre millenni addietro nel tempo; per l’esattezza, al 1250 a.C., momento presunto dell’esodo degli ebrei dall’Egitto.

La "cultura" odierna è infatti schizofrenica: da una parte considera gli ebrei come vittime, e dall’altra come carnefici "sempre omogenei e solidali fra loro, che attraversano la storia senza mai mutare la loro principale occupazione: dare denaro, ricevere denaro, accumulare denaro, investire denaro. In tale loro lucrosa inclinazione essi erano, per cosi dire, incentivati e legittimati da un comandamento del Deuteronomio, che cosi recitava: ‘Non farai a tuo fratello prestiti ad interesse, né di denaro, né di viveri, né di qualsivoglia cosa che si presti ad interesse. Allo straniero potrai prestare ad interesse, ma non a tuo fratello, affinché l’Eterno Iddio tuo ti benedica in tutto ciò a cui porrai mano nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso’. Con ogni evidenza si trattava di un comandamento pensato da ebrei per uso e consumo degli ebrei. Per il cristiano infatti qualsiasi uomo era fratello: dunque a nessuno poteva prestare ad interesse. Per l’ebreo invece soltanto l’ebreo era fratello: col non-ebreo dunque poteva praticare l’usura" (A. Bonatesta, "La sinarchia universale. Progetto di un nuovo ordine mondiale", Ed. Il Cinabro. Il passo del Deuteronomio citato è il capitolo 23, versetti 20 e 21).

Personalmente, non avrei proprio nulla in contrario alla "direzione del mondo" da parte di qualcuno. Come musicista, non vedo infatti nulla di male nell’idea di un direttore dell’orchestra del mondo, a condizione però che tale orchestrazione non produca musica angosciante o piena di stonature da accettare come regole acritiche (continua).

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