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Cos’altro è l’incarnazione del Verbo se non l’incarnazione dell’io o della logica del Logos che ogni io porta in sé?

La chiesa cattolica, continuando a non parlarne, e predicando invece un astrattizzato “Dio che fa la storia” fuori dell’uomo, continua ad essere ANTICRISTIANA mettendosi a posto la coscienza per formare “a-postoli”, cioè imbroglioni. In tal modo la predicazione Vernagelt (cfr. “Vernagelt, l’inchiodato”) inchioda i vari fedeli Vernagelt all’assunto che ciò che conta è l’“avere fede nel nostro Dio sempre pronto a sostenerci” e procedere “in silenzio”  e “senza paura” perché Dio, situato fuori di noi, nel confessionale o nell’ostia, “guiderà i nostri passi”.

Che questo Dio facitore della storia sostenga amorevolmente l’uomo non è detto per chi impara a ragionare in modo cristiano, cioè logico. Si veda per esempio il passo biblico di Esodo 34,6 e seguenti in cui è scritto: “Yhwh, Dio di pietà e misericordia, lento all’ira e ricco di grazie e di fedeltà... che conserva la sua grazia per 1000 generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione, il peccato MA non lascia senza punizione. Castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza ed alla quarta generazione”! Dunque si tratta di un Dio caratterizzato da un concetto di perdono a lato del concetto di punizione. Dov’è qui la logica?

Se nel concetto di perdono si introduce contemporaneamente la punizione si accetta l’antilogica, e quindi l’anticristianità.

Questo è il Dio dei fedeli Vernagelt che “fa la storia”? Ed è proprio così: si tratta di un Dio Vernagelt che fa la storia degli uomini Vernagelt! 

Solo se l’uomo Vernagelt imparerà a pensare in modo neotestamentario, accompagnando anche col pensare gli accadimenti della storia, cioè gli accadimenti sociali della propria vita, imparerà ad essere osservatore oggettivo. Allora gli si paleserà chiaramente che nel mondo si amministra, si regna, e si procede ancora secondo princìpi veterotestamentari, che erano antiquati già secoli fa, nonostante la vita sia naturalmente progredita.

Si prenda per esempio il fenomeno essenziale dei lavoratori, anticamente detto del proletariato, intervenuto durante lo sviluppo industriale. Questo è un fenomeno che non è stato mai accompagnato da pensieri: i dirigenti continuarono a vivere come prima, occupando la loro seggiola com’erano abituati ad occuparla da secoli, e senza aver accompagnato con pensieri questo processo storico mondiale.

I lavoratori imitarono semplicemente il bolscevismo russo, aspirando al potere, alla maggioranza,  senza minimamente rendersi conto che il bolscevismo russo era stato introdotto dall’Inghilterra per i suoi esperimenti sociali in territori non inglesi, e che non c’entrava nulla con le caratteristiche originali del popolo russo.

Questo che dico è dimostrabile con documenti storici. Non è il mio parere ma la mia presa d’atto di fatti storici.

La classe o la casta partitocratica dei lavoratori, cioè del bolscevismo del 1917 si diffuse a partire dal territorio che prima era degli Zar con l’intento marxistico di estirpare dalla radice tutto ciò che era borghese, in quanto secondo il punto di vista dei lavoratori di allora, la borghesia era dannosa all’evoluzione dell’umanità. Costoro però, proprio perché non impararono mai a pensare la loro rivoluzione in modo nuovo, cioè neotestamentario, pretesero invano di eliminare la borghesia, cioè le ingiustizie dei dirigenti d’allora, in un modo che era ancora una volta del tutto borghese. Infatti il bolscevismo non ne volle mai sapere di un superamento oggettivo delle differenze di classi e di caste in senso neotestamentario, vale a dire di una vera rivoluzione umana.

Ecco perché ancora oggi la struttura degli Stati si basa ancora sulla concezione borghese del mondo, vale a dire sull’accentramento monopolistico e plenipotenziario delle caste.

In futuro l’attuale forma monopolistica e plenipotenziaria dello Stato sparirà. Ma non potrà sparire attraverso la rigenerazione del vecchio pensiero. Occorre il nuovo pensare…

Non si può arrivare a ciò attraverso le vecchie organizzazioni che l’antico potere imperiale (dell’impero romano) ha creato per sé. Non vi si può arrivare per esempio eleggendo, secondo un sistema elettorale qualsiasi, un parlamento o rappresentanti del popolo, come si fa nella concezione di vita borghese.

Continuando ad eleggere tali corpi rappresentativi, la borghesia continuò, continua e continuerebbe infatti solo a rigenerarsi negli stessi.

Ed ecco perché oggi siamo rimasti a questo punto di stallo gattopardiano, secondo il quale con tutti i corpi rappresentativi, eletti con un sistema elettorale che cambia per diventare sempre uguale a se stesso e mai realmente triarticolato, o trinitarizzato, non si raggiunge mai la meta a cui si tende.

Per sterminare la borghesia e fare esistere solo la dittatura del proletariato o dei lavoratori il bolscevismo fece tutte cose inutili, anzi, utili alla rigenerazione di un sistema sempre più dannoso in quanto monopolistico ed accentrato nello statalismo imperante: si istituirono principi e doveri universali, per esempio il dovere universale del lavoro: ogni uomo doveva avere il dovere di fare qualche lavoro utile alla comunità. Un altro principio era l’abolizione della proprietà privata di terreni: secondo questa concezione bolscevica i terreni dovevano essere affidati a comunità rurali, ed i possedimenti terrieri non avrebbero dovuto mai più esistere, gli esercizi industriali e imprenditoriali andavano confiscati e passare all’amministrazione della società, amministrati dall’amministrazione centralizzata dei lavoratori. A capo di quest’ultima vi doveva poi essere il consiglio superiore per l’economia. Questo era appunto il bolscevismo in Russia, con le banche avocate allo Stato, istituendo una contabilità generale comprendente tutto lo Stato, tutta la produzione. Tutto il commercio estero avrebbe dovuto appartenere alla comunità, e tutti gli esercizi avrebbero dovuto essere governativi.

Questi erano all’incirca i princìpi che rappresentavano l’ideale di Lenin (1870-1924) e di Trotzki (1879-1940), dai quali sorsero i punti principali di ciò che voleva il proletariato.

Ovviamente non bastava che i giornali riferissero i tanti fatti di sangue perpetrati dal bolscevismo, che sono comunque poca cosa a confronto col numero dei morti delle guerre mondiali fino ad oggi dovute ai medesimi fini veterotestamentari di totalitarismo e monopolistico imperialismo.

Ora, per rimediare alla catastrofe che ciò ha generato, occorre incominciare ad osservare ciò che non è stato osservato, dato che l’uomo Vernagelt è andato avanti sempre “in silenzio”  e “senza paura” nell’imbecillità Vernagelt senza accompagnare col pensare ciò che faceva.

Occorre dunque incominciare a considerare dapprima animicamente e poi spiritualmente questo fenomeno intimamente connesso con tutto il processo evolutivo dell’umanità.

Dovrebbe essere compito della chiesa intesa come comunità dei cristiani osservare queste cose spregiudicatamente.

Quando ciò avverrà, inizierà il cristianesimo reale, e finirà il tempo in cui i preti Vernagelt ogni domenica parlano teoricamente alla gente dal pulpito esponendo argomenti estranei alla vita, allo scopo di riscaldare in qualche modo le anime.

Chi vuole davvero partecipare alla vita spirituale sia dunque anche impegnato ad osservare la vita, a stare in immediato contatto con la vita.

Le avversità del presente sono dovute al fatto che da secoli proprio coloro che amministravano e amministrano i sentimenti religiosi dell’umanità dal pulpito, dicevano  e dicono cose che non avevano e che non hanno alcun nesso con la vita, tenendo discorsi per offrire ai cuori e alle anime della gente poveri argomenti che la toccavano solo gradevolmente, ma senza avere effetto sulla vita.

Ecco perché la vita è rimasta irreligiosa, priva di spirito e di logica, per arrivare poi al caos in cui siamo piombati...

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